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Edizione 2016

Romano Prodi, Rudi Bogni, Alessandro Profumo

I tre incontri organizzati attorno al tema “Il mondo rallenta: esiste il piano B?”, hanno avuto un grande riscontro di partecipazione: sono oltre 1000 le persone che hanno complessivamente partecipato ai I tre incontri organizzati attorno al tema “Il mondo rallenta: esiste il piano B?” portando nel territorio della Cassa Rurale Alta Valsugana persone da tutto il Trentino.

I tre relatori che si sono susseguiti dimostrano quanto alta sia la voglia di partecipazione e la voglia di cercare di capire quanto sono complessi i fenomeni che caratterizzano la nostra vita. Negli incontri si sono toccati innanzitutto i temi di politica e di geopolitica internazionale e mondiale, cercando di far capire non tanto quanto piccola sia l’Italia per poter competere a livello mondiale, ma quanto piccola sia l’Europa per ambire ad essere un player mondiale.

Romano Prodi - Pergine Valsugana, 21 settembre 2016

 

  • Nell’incontro del 21 settembre presso il Teatro di Pergine, secondo Romano Prodi, l’Europa potrà forse giocare una partita a livello mondiale solo restando unita e non declinando tale unità solamente sugli aspetti monetari, ma anche sugli aspetti economici e soprattutto politici. Troppe sono le occasioni perse da un’Europa che si trova a vivere l’inizio di quella marginalizzazione che ha vissuto l’Italia dopo il rinascimento e la conquista dell’America Con il rinascimento l’Italia era il centro del mondo: la Cina e l’America dei giorni nostri messe assieme. Poi sono cambiati i paradigmi e l’Italia non è stata in grado di dotarsi delle caravelle per attraversare l’oceano e nel giro di pochi decenni è divenuta periferia del mondo e terreno di scorribande di altre potenze. Oggi è l’Europa a non possedere quelle caravelle che tengono in piedi i commerci mondiali, che sono caravelle telematiche e non fisiche. Queste caravelle hanno bandiera americana e cinese, non certo europea.

Rudi Bogni - Levico Terme, 3 novembre 2016

 

  • Questa debolezza, innanzitutto politica, determina una debolezza economica, con la quale ci si è confrontati con Rudi Bogni il 3 novembre a Levico Terme, presso il Teatro Caproni. Qui si è affrontato il rapporto della sostenibilità dei debiti in un contesto di bassa crescita. Il problema, secondo Bogni, non è tanto la capacità o meno di restituire un debito, ma di ottenerne di nuovo. Il debito non è un problema se nessuno lo chiede indietro, ma se non ottengo nuovo credito, il meccanismo si inceppa e salta. Il problema è quindi come liberare le energie per la crescita e qui emerge come il mondo occidentale e in particolare l’Europa siano ormai soffocati da una burocrazia che soffoca la crescita senza dare in cambio né maggiori garanzie di sicurezza, né maggiori certezze, ma solo costi aggiuntivi che contribuiscono a minare la competitività.

Alessandro Profumo - Levico Terme, 15 novembre 2016

 

  •  Il tema delle banche è stato infine il focus dell’incontro del 15 novembre con Alessandro Profumo presso il Palalevico. Si è cercato, tra le altre cose, di capire come sarà la banca del futuro e soprattutto come potrà essere il mercato del credito. Uno scenario probabile potrebbe vedere una progressiva disintermediazione delle banche, con una differenziazione dei canali di finanziamento delle aziende. In altri termini, ci potrebbe essere quindi un mercato del credito sempre meno “banco-centrico” e più aperto a strumenti finanziari  innovativi, che passano attraverso il mercato finanziario, quindi con un vero e proprio mercato del debito. Questo potrà essere possibile solo a condizione di avere aziende di dimensioni non piccole e quindi con un ruolo della politica economica e fiscale che premia le aggregazioni. Un Paese di imprese piccole non potrà mai essere innovativo, non potrà avere marchi e nicchie eccellenti, ma una debolezza sistemica. Forse non è emersa la risposta univoca circa l’esistenza del piano B, e nemmeno esiste: non vi sono risposte semplici a situazioni complesse. I punti di comun denominatore emersi fanno essenzialmente riferimento alla capacità di ognuno di noi di mettersi in discussione, ognuno con il proprio ruolo e la consapevolezza di essere parte di un sistema. Questo vuol dire incominciare a non delegare le soluzioni dei problemi, ma farsene carico, ognuno con il contributo che può dare. Questo potrà essere possibile cercando di alimentare quella crescita, senza la quale risulta difficile immaginare di riuscire a mantenere il tenore di vita al quale siamo abituati, complice anche un andamento demografico negativo, che sta di fatto svuotando il continente europeo e in particolare l’Italia di quelle nuove generazioni in grado di sostenere l’economia e la società del paese del continente.
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