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Edizione 2017

Giampaolo Dallara, Arrigo Sadun, Giovanni Bonotto

Tre incontri per approfondire temi di attualità, ma soprattutto per gettare lo sguardo “oltre”, per trovare cioè stimoli e nuove idee nel campo. Questo il fronte indagato dal professor Michele Andreaus, docente di economia aziendale all’Università di Trento e ideatore degli incontri con la collaborazione delle Casse Rurali Alta Valsugana e Valsugana e Tesino. Andreaus il 18 settembre ha coinvolto a Pergine l’ingegnere Giampaolo Dallara con Alessandro Berzolla, Chief Operation Officer del gruppo Dallara, quindi, il 23 ottobre a Levico, Arrigo Sadun, ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e oggi super consulente con base a Washington, e Giovanni Bonotto, imprenditore del tessile a Molvena in provincia di Vicenza. Un incontro, quest’ultimo, che è stato un’immersione in un nuovo modo di pensare l’innovazione. Vecchi telai del 1956 al posto della tecnologia relativa all’industria 4.0. Un’azione che pare stridere con la standardizzazione dei prodotti e che invece esalta − ha detto Bonotto – le qualità di un popolo che ha come padri Galileo Galilei, Piero della Francesca, Dante... Insomma creatività contro la catena di montaggio e il modello della produzione di massa. Ed è proprio la principale “fabbrica manifatturiera” del mondo, la Cina, che ama questo tipo di prodotto, unico e artistico artigianale, che non risulta omologato paese del continente.

«Dobbiamo far uscire il sole che c’è dentro di noi», ha sintetizzato Bonotto. Lui a 25 anni ha preso in mano l’azienda del padre e, forte di una giovinezza trascorsa con i grandi artisti dell’arte contemporanea (Yoko Ono gli faceva mangiare il tofu che lui non sopportava), ha portato cultura e arte nella sua fabbrica. Una fabbrica che ha visto passare negli ultimi 50 anni oltre 300 artisti, che hanno vissuto e lavorato in quella che da fabbrica si è progressivamente trasformata in un museo, vivo di opere e di uomini che producono pezzi unici come gli stessi artisti. I numeri gli hanno dato ragione. La produzione è calata del 75 per cento, ma non è calato il bilancio e sono aumentati i dipendenti arrivati a 250 unità. Andando a ritroso, l’incontro con Arrigo Sadun è stato un momento di forte impatto, e chi si aspettava la fredda legge dei numeri ha dovuto ricredersi. Su un tema impegnativo “Scenari socio economici globali e le nuove politiche mondiali - Trump, Cina, Brexit: verso un nuovo (dis)ordine mondiale?” Sadun è riuscito a chiarire una situazione che a volte pare troppo intricata. «C’è bisogno di un disordine perché poi ci sia ordine», ha detto. Parole che hanno individuato in una classe politica internazionale che non brilla per grandi leader le cause di una crisi che poteva o meglio doveva essere evitata. E, invece, c’è stato solo un grande spavento e un’incapacità di gestire i momenti difficili. «Siamo arrivati vicinissimi al collasso del sistema − ha detto Sadun – e poi ci sarebbero voluti decenni per tornare alla normalità. Abbiamo rischiato davvero conseguenze che i cittadini non possono neanche immaginare e anche noi, del FMI, abbiamo fatto i nostri errori, perché non si finisce mai di imparare». Temi difficili nei quali Sadun si è destreggiato con semplicità mescolando economia, finanza, storia, letteratura e religione. Un approccio diverso rispetto alla mera elencazione di una cronaca legata ai numeri. Per questo è piaciuto e molto. Ad aprire la serie di incontri erano stati l’ingegnere Giampaolo Dallara con Alessandro Berzolla, Chief Operation Officer del gruppo Dallara. Il Gruppo, a Varano de Melegari in provincia di Parma, conta su una fabbrica di auto da corsa con 600 dipendenti. I telai Dallara sono in griglia dalla prima all’ultima fila della formula IndyCar in America. Il fascino della storia dell’automobile italiana ha stimolato nell’ascolto una platea attenta a capirne l’evoluzione legata a una tecnologia sempre più veloce. E il futuro, ha detto Dallara, è una macchina elettrica che quasi si guida da sola. È questo che si muove velocemente nel mondo dell’automobile, con un cambiamento nel parco macchine che tra qualche decennio (2030) sarà solo per il 40 per cento privato. Insomma le macchine saranno interscambiabili, che piaccia o no. Ma Dallara ha anche sottolineato come sia bello fare l’imprenditore a casa propria coltivando talenti in Italia e non all’estero. È vero che la sua è una vita difficilmente replicabile. «Ci vuole fortuna − ha detto − ma anche tanta passione senza dimenticare i valori del territorio mettendo a disposizione le conoscenze e soprattutto gli errori. Perché non diventino gli errori degli altri».

 Tre incontri stimolanti e utili a esplorare il domani.

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